Marino, Crocetta e Barbara D’Urso

Marino, Crocetta e Barbara D’Urso
I casi Crocetta e Marino sono emblematici di due cose: una politica incapace di decidere al momento giusto; una politica che ha bisogno di una pezza d’appoggio della magistratura per prendere una posizione politica netta. Le scartoffie dei tribunali o le indiscrezioni sui giornali si trasformano in un nulla osta a scatenare una guerra di potere pronta da tempo.
Il paradosso é però un altro: se da un lato le presunte intercettazioni e le indagini offrono ai partiti il pretesto per vomitare addosso a sindaci e governatori il loro risentimento, dall’altro un garantismo di facciata (più che di sostanza) mette i partiti nell’impossibilità di prendere decisioni che avrebbero potuto e dovuto prendere prima.
Il disastro politico di Marino e Crocetta era sotto gli occhi di tutti ben prima che indagini e presunte intercettazioni venissero rese pubbliche. Nonostante ciò, nonostante la consapevolezza dell’inadeguatezza di Marino e Crocetta, li hanno lasciati sulle loro poltrone. Sfiduciarli adesso é facile, ma ciò non assolverebbe comunque le classi dirigenti dalle loro responsabilità. Anzi. Se Marino e Crocetta hanno continuato ad amministrare male é perché li hanno lasciati a governare.
Al di là di due casi che mi entusiasmano quanto lo studio delle particelle subatomiche, una domanda rimane sospesa nella mia testa:  cosa sarebbe accaduto se a rendere nota la presunta intercettazione su Crocetta fosse stato Il Giornale o Barbara D’Urso? Cosa si sarebbe detto e fatto nei confronti di un editore che ha fatto pubblicare un intercettazione di cui per ora non c’è traccia in alcuna procura? Come si sarebbe mosse l’Ordine dei Giornalisti? Chissà.
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3 cose che la Littizzetto non sa su Bambini Down e Nutella

3 cose che la Littizzetto non sa su Bambini Down e Nutella

“C’è un problema tra la gente”. E’ vero, ha ragione la Conad. Questo problema ha un nome: Luciana Littizzetto.

Durante la terza serata del Festival di Sanremo, Luciana Littizzetto, dopo un discorso intriso di un banale moralismo ha lanciato un appello alla Ferrero: “chiamate un bambino down per la pubblicità della Nutella”. Ok, Luciana: i tuoi buoni sentimenti ci colpiscono. Ma perché non l’hai chiesto innanzitutto alla Coop di cui sei testimonial? Se la Coop sei tu, perché non sono anche loro?  Non sarebbe il caso di risolvere i problemi partendo da casa propria? Cos’è? Non vuoi cedere il testimonial?

Facile fare la paladina dei diritti con le vite, la reputazione, e i soldi degli altri. Cosa ha fatto di male il sig. Ferrero per meritarsi questo attacco in prima serata? Cos’hanno fatto i bambini down per vedersi strumentalizzati in una filippica di cui, l’unico scopo, è la ricerca di un facile consenso?

La pubblicità è sempre strumentalizzazione, manipolazione e persuasione. In buona fede, per carità, ma di questo stiamo parlando. Volendo si possono provare a strumentalizzare i bambini down per vendere più Nutella. Ma non sarebbe come usare il corpo delle donne allo stesso fine?

Il signor Ferrero, per come la vedo io, pare avere una cosa chiamata etica. Eh si, Luciana: l’etica.

Per non parlare di alcune cose che, probabilmente, chi lavora in Ferrero sa:

  1. I bambini con la sindrome di down hanno tanta fame e uno su due è in sovrappeso. Altri disturbi correlati sono disturbi dentari, ipotiroidismo, disturbi psicopatologici, anomalie ortopediche, invecchiamento precoce e rischio di demenza più alto rispetto alla popolazione normale.
  2. La loro alimentazione dovrà essere composta da alimenti che contengono molti antiossidanti per rafforzare le difese immunitarie come frutta e verdura che dovranno essere consumate crude e solo di agricoltura biologica.
  3. Gli alimenti raffinati non dovrebbero far parte dell’alimentazione di persone che hanno un sistema immunitario indebolito come i bambini Down. I prodotti industrializzati sono completamente privi di sostanze nutritive e pieni di grassi idrogenati (cancerogeni), conservanti, sale e zucchero.

Ti suggerisco poi una serie di raccomandazioni documentate e scientifiche che fa l’Istituto Superiore di Sanità facilmente reperibili online. Se vuoi approfondire, leggi qui e qui.

In realtà le 3  affermazioni sopra riportate innanzitutto sul sito della dott.ssa Maria Papalasileiou sono state contestate da molti genitori di bambini con la sindrome di Down. Per questo motivo, se vi interessa davvero, andare oltre i pregiudizi leggete QUESTO POST sui 5 stereotipi più comuni sulle persone con sindrome di Down.

Tra l’altro, Luciana, c’è anche un problema di carattere giuridico che riguarda le pratiche commerciali scorrette a danno di consumatori “particolarmente vulnerabili”. Ma non starò lì a tediarti con queste cose.

Al di la di tutto cara Luciana, al di la delle questioni scientifiche, rimane valido il principio che dare il buon esempio è il miglior modo per cambiare il corso della storia. Vuoi che i bambini con sindrome Down recitino negli spot televisivi? Bene, anche io. Ma inizia dalla Coop, perché la Coop non sei solo tu, sono anche loro. Sei pronta a cedere il testimonial?

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Barzelletta

Barzelletta

Ci sono un cantante di strada italiano, una filippina lesbica, un nero, un’americana, inglesi, francesi e diversi israeliani. Tutti hanno in comune una cosa: sanno cantare alla grande. Non si tratta di una barzelletta (ops), ma dei partecipanti alla fase finale di X Factor Israele.

Il famoso format musicale si è concluso lo scorso martedì con la vittoria della donna delle pulizie di origini filippine che non parla una parola di ebraico.

Rose Fustanes, con la sua storia, ha emozionato Israele. Rose, in Israele, vive da sola. La sua famiglia e la sua fidanzata vivono nelle Filippine. Ed è a loro che Rose, durante l’anno, manda parte dei soldi che guadagna come donna delle pulizie per aiutarli.

A condurre l’edizione israeliana di X Factor è stata la super model (single) israeliana, Bar Rafaeli.

Non è la prima volta che uno straniero vince un talent israeliano. L’anno scorso, ad esempio, a vincere Masterchef fu un tedesco convertito all’ebraismo. Altro che stato di apartheid…in Israele la diversità paga.

Qui sotto i video di alcune delle migliori performance andate in onda nel corso dell’edizione. E menomale che Israele non è uno stato che premia e valorizza le diversità…

Maurizio Scaglioni, l’italiano

Rose Fostanes, la prima audizione della vincitrice

Avishar Jackson

Rose Fostanes si gioca la finale cantando My Way