Marino, Crocetta e Barbara D’Urso

Marino, Crocetta e Barbara D’Urso
I casi Crocetta e Marino sono emblematici di due cose: una politica incapace di decidere al momento giusto; una politica che ha bisogno di una pezza d’appoggio della magistratura per prendere una posizione politica netta. Le scartoffie dei tribunali o le indiscrezioni sui giornali si trasformano in un nulla osta a scatenare una guerra di potere pronta da tempo.
Il paradosso é però un altro: se da un lato le presunte intercettazioni e le indagini offrono ai partiti il pretesto per vomitare addosso a sindaci e governatori il loro risentimento, dall’altro un garantismo di facciata (più che di sostanza) mette i partiti nell’impossibilità di prendere decisioni che avrebbero potuto e dovuto prendere prima.
Il disastro politico di Marino e Crocetta era sotto gli occhi di tutti ben prima che indagini e presunte intercettazioni venissero rese pubbliche. Nonostante ciò, nonostante la consapevolezza dell’inadeguatezza di Marino e Crocetta, li hanno lasciati sulle loro poltrone. Sfiduciarli adesso é facile, ma ciò non assolverebbe comunque le classi dirigenti dalle loro responsabilità. Anzi. Se Marino e Crocetta hanno continuato ad amministrare male é perché li hanno lasciati a governare.
Al di là di due casi che mi entusiasmano quanto lo studio delle particelle subatomiche, una domanda rimane sospesa nella mia testa:  cosa sarebbe accaduto se a rendere nota la presunta intercettazione su Crocetta fosse stato Il Giornale o Barbara D’Urso? Cosa si sarebbe detto e fatto nei confronti di un editore che ha fatto pubblicare un intercettazione di cui per ora non c’è traccia in alcuna procura? Come si sarebbe mosse l’Ordine dei Giornalisti? Chissà.