Europa: il 59% rischia, il 41% decide. L’opposto che in Grecia

Europa: il 59% rischia, il 41% decide. L’opposto che in Grecia

il debito greco

Germania e Francia con oltre il 41% del debito greco decidono delle sorti del restante 59%. L’Italia che comunque è il terzo creditore della Grecia non partecipa ai vertici franco-tedeschi.

Nella democratica Europa il 41% decide per il 59% mentre in Grecia con un referendum avviene l’esatto opposto. Forse nella politica di oggi le maggioranze qualificate contano più delle maggioranze assolute. Chissà.

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Non basta il roaming a salvare l’Europa

Non basta il roaming a salvare l’Europa
Dopo l’Unione monetaria sembra avvicinarsi la prospettiva di un’Unione telefonica. E’ di ieri la notizia di un accordo per mettere fine entro il 15 giugno 2017 al roaming telefonico nell’Unione Europea. Se l’accordo trovasse la conferma degli Stati membri per il Consiglio già a partire dal prossimo maggio i sovrapprezzi per il roaming scenderebbero ad un massimo di 0,05 al minuto per chiamata, 0,05 per megabyte di dati e 0,02 per sms.
Quella che ad alcuni osservatori è parsa come una misura popolare in vista del referendum greco, mostra di fatto la contraddizione di un’Europa che di fatto non sembra rendersi conto che il problema, oggi, non è la costruzione di un’identità europea ma degli Stati Uniti di Europa.
L’Europa di oggi, di fatto, è un centro decisionale in cui non è ben chiaro chi decida. Decide Junker? Decide Merkel? Chi decide, oggi, in Europa? Chi è il primo ministro europeo? Se non è manifesto (seppur chiaro) chi vi sia a capo di questo centro decisionale, appare sempre piuttosto chiaro quali siano di volta in volta i responsabili delle crisi che l’Europa vive. Responsabili che, guarda caso, sono sempre premier nazionali democraticamente eletti (che comunque hanno le loro responsabilità).
Il volto dell’Europa perdente è sempre quella dei singoli premier nazionali e mai (mai!) quella di una Commissione o di un Consiglio che sbaglia le scelte di medio e lungo periodo confondendo la visione contabile con quella politica.
Siamo a un bivio. E non basta riformare il roaming per salvare l’Europa, serve una scelta coraggiosa, un passo avanti. Serve la volontà di tutti gli Stati membri di decidere se fare di Bruxelles un centro di responsabilità a cui si possono imputare errori ed orrori, o se continuare nell’ambiguità di un progetto europeo di cui è difficile riconoscere l’anatomia. Serve il coraggio di decidere se al pari di governi nazionali democraticamente eletti ci debba essere un governo europeo riconoscibile e democraticamente eletto.
Le maggiori libertà di cui disponiamo, la comunanza di una moneta, l’assenza di confini frontalieri e culturali, la rete, hanno dato forza alla fondazione di un’identità europea. Tutto ciò, però, non basta: fatti gli europei o si decide di fare l’Europa o si trova il coraggio di fare un passo indietro. Lo dobbiamo a noi stessi e al nostro futuro perché di questo passo il virus che doveva creare gli anticorpi per un’identità comune più forte, genererà l’esatto opposto.