Buona giornata

Buona giornata

C’è Travaglio che “dà ragione” a Berlusconi (Il suo fu l’ultimo governo italiano eletto dagli elettori). Ci sono zoo di presunti corvi e talpe (vedi #Vatileaks) anche se non è ben chiaro dove si nascondano avvoltoi e colombe. C’è la Corte dei Conti che critica la ripartizione dell’8 per mille a favore della Chiesa Cattolica (e a danno dello Stato) e c’è il Manifesto che ironicamente titola Lotto per mille.

Ci sono ipotesi sempre più creative di rimodulazione della spesa pubblica (su pensioni e sanità), e retroscena che continuano ad occultare la grande assente: i tagli agli sprechi e alle partecipate. Ci sono editoriali su una politica debole che cede il passo ad una società civile forte. Ci sono le rivelazioni del Financial Times sugli incontri di alcuni membri del board della Banca Centrale Europea con banchieri e fondi di investimento, a poche ore da decisioni importantissime per il mondo della finanza. C’è tanta roba sulla stampa di oggi. Ma ce ne è anche poca. Buona parte dei fatti giornalisticamente rilevanti son pezzi di opinione scritti come se fossero cronache. Vabbè, buona giornata.

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Chiamateli ebrei

Chiamateli ebrei

Schermata 2015-10-04 alle 10.15.10La Repubblica in prima pagina scrive che a Gerusalemme è stata uccisa coppia di “ortodossi” (nove lettere). Non ebrei (e-b-r-e-i, cinque lettere). E nemmeno israeliani (i-s-r-a-e-l-i-a-n-i, nove lettere). Un titolo che più freddo non si può: L’agguato | Gerusalemme uccisa coppia di ortodossi. Immedesimazione del lettore con gli ortodossi pari a meno 20. Chi sono questi ortodossi, chi li conosce? Una scelta che, evidentemente, non è stata dettata dall’assenza di spazio per descrivere altrimenti questa coppia di ebrei, di israeliani o semplicemente di genitori.

Per capire di che ortodossi si parli bisogna leggere il pezzo. Si tratta forse di greci ortodossi? O forse son russi? O forse son armeni? No, son ebrei. Ebrei praticanti, certo, ma questo nulla ha a che fare con le coltellate che li hanno colpiti.
Non credo che la simpatia o l’empatia con il popolo di Israele o con quello degli ebrei sia un dovere. Non lo è affatto. Il diritto ad amare o odiare gli ebrei come pure ad amare o odiare Israele e gli israeliani non lo nego a nessuno. Ognuno ami e odi ciò che vuole e chi gli pare. Ciò che invece è un dovere universale è quello di chiamare ognuno col proprio nome. BASTA nascondere l’umanità di chi non ci piace dietro un linguaggio che ce lo rende empaticamente distante (colono, ortodosso, etc..).
Mi dispiace che questo richiamo in prima pagina venga proprio da un giornale di sinistra. Da un giornale, che in fondo, dovrebbe amare e valorizzare le differenze. Mettere la qualità umana di fronte alla carta di identità politica, identitaria o religiosa. Mi dispiace che un giornale che della diversità dice di fare una bandiera declassi questa coppia di genitori, questa coppia di ebrei, questa coppia di israeliani, a qualcosa di intangibile per i più: gli ortodossi.
Mi dispiace anche che lo chiamino “agguato”. Perché l’agguato è un’imboscata di carattere militare tesa a colpire un nemico (cfr. Treccani), mentre quello di ieri non è stato un agguato, ma l’attentato di un killer, di un martire desideroso di uccidere degli ebrei non di colpire un posto di blocco, una caserma o conquistare territorio in un’azione di guerriglia.
Capisco che la questione tra israeliani e palestinesi sia diventata un derby in cui ognuno si sente in dovere di prendere una parte o l’altra, ma se proprio a questa dinamica ci si vuole uniformare si abbia la dignità e il rispetto che si deve al proprio nemico. Quale che esso sia.

Difendere Israele sarà reato? (di Angelo Panebianco)

Difendere Israele sarà reato? (di Angelo Panebianco)

Quando verrà superata quell’invisibile barriera al di là della quale difendere Israele diventerà un reato? Quando arriverà il momento, qui in Europa, in cui affermare che Israele è un’isola di civiltà circondata da regimi liberticidi (in tutte le possibili varianti: dal più soft paternalismo autoritario al più feroce totalitarismo religioso) basterà per farsi trascinare in un tribunale sotto l’accusa di incitamento all’odio razziale?

Continua a leggere l’editoriale di Angelo Panebianco sul sito del Corriere della Sera

Se questa è l’Ansa

Se questa è l’Ansa
Delle foto dei due genitori ebrei-israeliani o dei loro due figli uccisi (quattro sono miracolosamente sopravvissuti)  non c’è traccia. In compenso, però, l’immagine che compare copia-incollando il link sui social network mostra un poliziotto – immagino israeliano – che impugna un’arma. Cliccando sul link quello che compare è l’immagine della scena del crimine. Nessuna immagine di mamma e papà. Nessuna immagine di due genitori e due figli che lasciano orfani 4 figli e fratelli minorenni (il più grande ha 10 anni).
Conosco molti bravi giornalisti che lavorano all’Ansa. E credo che protesterebbero se qualcuno usasse un’immagine di una ragazza mezza nuda per dare notizia di uno stupro. Proprio per questo spero critichino l’approccio indecente che c’è dietro l’utilizzo dell’immagine di un poliziotto israeliano per dar notizia dell’assassinio di queste vittime innocenti. Usare quell’immagine vuol dire commentare la notizia. Vuol dire dare un senso, una giustificazione, ad un omicidio ingiustificabile. Se poi all’Ansa qualcuno crede che sia giustificabile quanto accaduto lo scriva apertamente, ma basta usare le immagini per manipolare le notizie.
Questo è lo “screenshot” dell’Ansa
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Schermata 2015-10-02 alle 10.19.58
Questo il link:
Ah sì:
Questa è l’immagine di una mamma e un papà che non ci sono più. Colpevoli di essere civili-ebrei-israeliani. Nè loro né i loro figli riposeranno in pace, ma questo frega a pochi.
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Da Apple ad Android e da Samsung a LG

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Superata la prova da iOs a Android ho deciso di passare da un Samsung Note 3 Neo a quello che, in gergo tecnico, è chiamato top di gamma: un LG G4.

Da Apple ad Android

Lo ammetto: prima di passare da Apple ad Android ero parecchio scettico. Chi come me passa la giornata attaccato al telefonino capisce bene cosa possa voler dire stravolgere equilibri del genere. Senza farla troppo lunga posso dirvi che ne è valsa la pena. La batteria del Samsung Note 3 Neo e le app sul Play Store mi hanno convinto in poco tempo della validità della scelta fatta. Se prima dovevo puntualmente ricaricare la batteria, dopo, la batteria non è stata più quell’incubo così ricorrente.

Per diversi mesi ho così usato il nuovo cellulare salvo poi decidere a fine luglio che era giunto il momento di passare dal Note ad un top di gamma: LG G4. Senza stare qui a menarla sulla centralità dello smartphone nel mio lavoro quotidiano, così è andata.

Da Samsung Note 3 Neo a LG G4

Passo molto tempo a leggere sul cellulare e quando mi son trovato a scegliere ero indeciso tra tre telefoni: il Note 4, il Note Edge e il G4.

Al di là del fattore prezzo (avevo trovato note 4 allo stesso prezzo del g4, mentre note edge costava un po’ di più) sono stati 3 i fattori che mi hanno indirizzato verso la scelta del LG:
1. La radio fm (ascolto molta radio per lavoro, e averla a disposizione senza connessione dati era un plus)
2. La promozione di LG: acquistando un G4 avrete diritto ad uno smartwatch LG che vi verrà inviato a casa
3. La ricarica rapida (in genere non serve, ma quando serve è importante che sia rapida)
4. La qualità delle foto (si lo so che avevo detto 3 motivi).

Immagino che dei punti 1 e 4 ve ne importi ben poco. Ma sui punti 2 e 3 vorrei condividere con voi la sensazione provata. In merito alla promozione G4 + smartwatch ho scoperto a posteriori che l’invio del regalo avverrà entro 180 giorni. In pratica potrebbero mandarmi lo smartwatch a febbraio 2016 (sic!). Per quanto riguarda la ricarica rapida (ma questo già lo sapevo) devo comprare un carica batterie a parte anche se fatico a capire quale sia questo benedetto carica batterie che devo comprare.

Al di là di ciò l’esperienza con lo smartphone è piacevole, anche se trovo che un top di gamma dovrebbe avere il ridimensionamento automatico delle pagine internet e che l’app per gestire la posta elettronica dovrebbe suddividere i messaggi per giorno permettendo così la selezione e la cancellazione.

Detto ciò è presto per tirare le somme. Vi terrò aggiornati. Anche sull’arrivo dello smartwatch.

Contro l’imposta di successione

Contro l’imposta di successione

E’ vero: il liberalissimo Einaudi era a favore dell’imposta di successione. Ma è anche vero un altro fatto: nel 1949 la pressione fiscale era al 17.6%. Oggi è quasi del triplo. Ecco perché un liberale, oggi, non può che essere contrario alla reintroduzione di un’imposta di successione che, di fatto, sarebbe l’ennesimo modo per fare razzia di quanto accumulato in una vita di sacrifici già iper tassati.

Cari liberali di destra e di sinistra, l’imposta di successione si può reintrodurre ad una sola ed una condizione: riportare la pressione fiscale a livelli di sopportabilità umana.

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Cosa diceva Einaudi sull’imposta di successione:

“Dovrebbe in primo luogo l’imposta ereditaria falcidiare alla morte di ogni uomo tutta l’eccedenza della sostanza che egli in vita ha saputo cumulare al di là di quanto basti a garantire la vita del coniuge superstite, la educazione e la istruzione dei figli sino alla maggiore età economica, la sussistenza dei figli inetti, per deficienze fisiche o mentali, a procacciarsi il sostentamento, il possesso della casa, provveduta di adiacenze, di mobilio, di libri e di oggetti vari, reputata bastevole alla famiglia sopravvivente; sicché la sostanza riservata sia mantenuta entro limiti atti a impedire diseguaglianze apprezzabili nei punti di partenza” (Luigi Einaudi – Lezioni di politica sociale – 1949).

Marino, Crocetta e Barbara D’Urso

Marino, Crocetta e Barbara D’Urso
I casi Crocetta e Marino sono emblematici di due cose: una politica incapace di decidere al momento giusto; una politica che ha bisogno di una pezza d’appoggio della magistratura per prendere una posizione politica netta. Le scartoffie dei tribunali o le indiscrezioni sui giornali si trasformano in un nulla osta a scatenare una guerra di potere pronta da tempo.
Il paradosso é però un altro: se da un lato le presunte intercettazioni e le indagini offrono ai partiti il pretesto per vomitare addosso a sindaci e governatori il loro risentimento, dall’altro un garantismo di facciata (più che di sostanza) mette i partiti nell’impossibilità di prendere decisioni che avrebbero potuto e dovuto prendere prima.
Il disastro politico di Marino e Crocetta era sotto gli occhi di tutti ben prima che indagini e presunte intercettazioni venissero rese pubbliche. Nonostante ciò, nonostante la consapevolezza dell’inadeguatezza di Marino e Crocetta, li hanno lasciati sulle loro poltrone. Sfiduciarli adesso é facile, ma ciò non assolverebbe comunque le classi dirigenti dalle loro responsabilità. Anzi. Se Marino e Crocetta hanno continuato ad amministrare male é perché li hanno lasciati a governare.
Al di là di due casi che mi entusiasmano quanto lo studio delle particelle subatomiche, una domanda rimane sospesa nella mia testa:  cosa sarebbe accaduto se a rendere nota la presunta intercettazione su Crocetta fosse stato Il Giornale o Barbara D’Urso? Cosa si sarebbe detto e fatto nei confronti di un editore che ha fatto pubblicare un intercettazione di cui per ora non c’è traccia in alcuna procura? Come si sarebbe mosse l’Ordine dei Giornalisti? Chissà.

Gli spaghetti quadrati Barilla e i Kellogg’s Extra al Caffé

Gli spaghetti quadrati Barilla e i Kellogg’s Extra al Caffé

Kellogs extra al caffèHo imparato la lezione: se ti piace un nuovo prodotto, dillo a tutti. Ma proprio a tutti, tutti, tutti. Scrivilo ovunque se non vuoi rischiare di non trovare più il tuo amato prodotto da un giorno all’altro.

Questa è stata la mia esperienza con i Kellogg’s Extra al Caffè. Mentre io accecato dal mio palato li compravo e ricompravo, la compagnia decideva di ritirarli dal mercato. Motivo: non vendevano abbastanza. Ho provato in ogni modo a segnalare alla Kellogg’s la mia contrarietà alla loro decisione ma c’è stato poco da fare.  Amen. Io continuo a sperare che in uno slancio visionario cambino idea, promuovano il prodotto e che non lo ritirino mai più.

Però veniamo ad oggi. Oggi la mia nuova passione alimentare ha uno scaffale e un nome. Lo scaffale è quello della pasta. Il nome è quello degli spaghetti quadrati Barilla. Che vi posso dire: sono buoni, hanno una consistenza che amo, legano benissimo con molti sughi e sono un ottimo prodotto.

Provateli. Suggeriteli ai vostri amici. Fate sapere a tutti che vale la pena acquistarli come io non ho fatto sapere a tutti quanto valesse la pena acquistare i Kellogg’s al caffè. Fate girare la voce. Create un fan club. Insomma: fate tutto ciò che non ho fatto e avrei dovuto fare io.  Le passioni, in fondo, si alimentano di noi.

Buon appetito.

spaghetti barilla

p.s. questo post è stato scritto su base volontaria. Non lavoro né per Barilla né per Kellogg’s. p.s.2 interessante che l’anagramma di post sia spot 🙂

La Grecia che è in noi

L’Italia non ha i soldi per lo sviuppo perché li spende tutti, e anzi ne spende anche di più, per tenere aperto il grande baraccone statale. La cui inesausta sete di denaro accresce la pressione fiscale – cioè toglie ricchezza ai cittadini e alle imprese – e aumenta il debito.
di Fabrizio Rondolino

il Gatto nello Stivale

Mentre la Grecia trova la strada per la sopravvivenza (o per una nuova disfatta: lo sapremo abbastanza presto), il debito pubblico italiano segna un nuovo record. Secondo le stime di Bankitalia ha toccato a maggio i 2218,2 miliardi di euro. Il debito è aumentato in un solo mese di 23,4 miliardi; dall’inizio dell’anno è cresciuto di 83,3 miliardi (+3,9%).

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Europa: il 59% rischia, il 41% decide. L’opposto che in Grecia

Europa: il 59% rischia, il 41% decide. L’opposto che in Grecia

il debito greco

Germania e Francia con oltre il 41% del debito greco decidono delle sorti del restante 59%. L’Italia che comunque è il terzo creditore della Grecia non partecipa ai vertici franco-tedeschi.

Nella democratica Europa il 41% decide per il 59% mentre in Grecia con un referendum avviene l’esatto opposto. Forse nella politica di oggi le maggioranze qualificate contano più delle maggioranze assolute. Chissà.

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