Schermata 2015-10-04 alle 10.15.10La Repubblica in prima pagina scrive che a Gerusalemme è stata uccisa coppia di “ortodossi” (nove lettere). Non ebrei (e-b-r-e-i, cinque lettere). E nemmeno israeliani (i-s-r-a-e-l-i-a-n-i, nove lettere). Un titolo che più freddo non si può: L’agguato | Gerusalemme uccisa coppia di ortodossi. Immedesimazione del lettore con gli ortodossi pari a meno 20. Chi sono questi ortodossi, chi li conosce? Una scelta che, evidentemente, non è stata dettata dall’assenza di spazio per descrivere altrimenti questa coppia di ebrei, di israeliani o semplicemente di genitori.

Per capire di che ortodossi si parli bisogna leggere il pezzo. Si tratta forse di greci ortodossi? O forse son russi? O forse son armeni? No, son ebrei. Ebrei praticanti, certo, ma questo nulla ha a che fare con le coltellate che li hanno colpiti.
Non credo che la simpatia o l’empatia con il popolo di Israele o con quello degli ebrei sia un dovere. Non lo è affatto. Il diritto ad amare o odiare gli ebrei come pure ad amare o odiare Israele e gli israeliani non lo nego a nessuno. Ognuno ami e odi ciò che vuole e chi gli pare. Ciò che invece è un dovere universale è quello di chiamare ognuno col proprio nome. BASTA nascondere l’umanità di chi non ci piace dietro un linguaggio che ce lo rende empaticamente distante (colono, ortodosso, etc..).
Mi dispiace che questo richiamo in prima pagina venga proprio da un giornale di sinistra. Da un giornale, che in fondo, dovrebbe amare e valorizzare le differenze. Mettere la qualità umana di fronte alla carta di identità politica, identitaria o religiosa. Mi dispiace che un giornale che della diversità dice di fare una bandiera declassi questa coppia di genitori, questa coppia di ebrei, questa coppia di israeliani, a qualcosa di intangibile per i più: gli ortodossi.
Mi dispiace anche che lo chiamino “agguato”. Perché l’agguato è un’imboscata di carattere militare tesa a colpire un nemico (cfr. Treccani), mentre quello di ieri non è stato un agguato, ma l’attentato di un killer, di un martire desideroso di uccidere degli ebrei non di colpire un posto di blocco, una caserma o conquistare territorio in un’azione di guerriglia.
Capisco che la questione tra israeliani e palestinesi sia diventata un derby in cui ognuno si sente in dovere di prendere una parte o l’altra, ma se proprio a questa dinamica ci si vuole uniformare si abbia la dignità e il rispetto che si deve al proprio nemico. Quale che esso sia.
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5 pensieri su “Chiamateli ebrei

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