Ok, il titolo è provocatorio ma l’ho fatto apposta. La verità è che di fronte a tutto questo lussuoso moralismo non ho resistito. Il caso Moncler è il classico caso di finto perbenismo e moralismo in cui vive la nostra società. Un perbenismo e un moralismo che associato ai loghi e ai marchi regala a tutti l’opportunità di associare liberamente un proprio pensiero ad un logo che si possono permettere in pochi ma che comunque molti si permettono.

Avete presente quando qualcuno dice “che tutti si lamentano ma poi vogliono l’iPhone e blablabla”? Più o meno inconsciamente sta associando il brand a se stesso. Il che è legittimo, ma spesso legato ad un desiderio inconscio di rappresentarsi come parte di un mondo, quello del lusso e della qualità, a cui si finge di voler (o di non voler) appartenere.

Le vere oche, allora, siamo noi. O almeno quelli che oggi criticano Moncler e che tutti i giorni si comprano il vestitino o l’accessorio a 19.90. Anche perché se oggi i vestitini e gli accessorini e quello che vi pare costano così poco è perché spesso quei prodotti sono fatti in luoghi in cui il lavoratore più fortunato lavora 12 ore al giorno. Ma tutto questo va bene. O almeno ce lo facciamo andar bene finché gli occhi non vedono e i cuori non piangono.

Allo stesso modo in cui compriamo un vestitino a poco, quelli che se lo possono permettere (o che se lo vogliono permettere) si concedono il lusso di pagare tanto un vestito di lusso solo in ragione del marchio.

Nella società dei simboli e degli status symbol non scegliamo le migliori piume, scegliamo le più fighe. E allora perché, provocatoriamente, ho titolato così questo post? Perché credo che tutto questo polverone intorno a Moncler rappresenti un po’ una farsa e un po’ un’opportunità per chi vuole affermare la propria identità sociale attraverso l’apparenza, di dimostrarla. Per 3 motivi abbastanza semplici che metto sotto forma di statement nel caso qualcuno vi rompa le scatole.

1) “Vesto Moncler perché è il piumino più caldo, leggero, bello e famoso che c’è. E tu che mi critichi tanto sai che le tue scarpe, e il tuo giubotto sono made in Vattela a Pesca? E lo sai che Vattela a Pesca sfrutta i bambini? Meglio sfruttare le oche, sempre che fosse dimostrato quanto asserito da Report, che sfruttare i bambini”.

2) “Vesto Moncler per protesta. Non amo il conformismo e il linciaggio mediatico. Se mi vuoi vietare qualcosa, io sento il bisogno di farla”.

3) “Vesto Moncler perché ho letto la posizione di Moncler e mi ha convinto. Ho dubbi su quanto sostenuto da Report e se mi sbaglio amen. Tu per esempio lo sapevi che…”

Io, se proprio lo volete sapere, non vesto Moncler. Ma non per le inchieste o per altro. Non vesto Moncler perché i piumini mi inquartano (a Roma inquartare vuol dire che mi fanno sembrare più grosso). E visto che non amo sembrare più grosso, metto altro.

….

Vito Kappa (anche su Facebook e Twitter)

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