3 motivi per cui Matteo Renzi non si è scritto il discorso

“Perché Matteo Renzi parla a braccio?”. Cronisti, editorialisti, blogger, maître à penser e opinion leader di lotta e di governo, ieri ed oggi, hanno risposto a questo interrogativo scrivendo “come” il Premier parla a braccio anziché “perché” lo fa. Alcuni si sono espressi a favore di questa scelta (pochi), altri l’hanno criticata.

Approvazione o dissenso, tuttavia, non permettono di discernere il giudizio dall’analisi. Per questo, scopo del post, non è esprimere un parere sulla questione contenutistica su cui chi scrive ha comunque un parere preciso, quanto sul metodo scelto dal Premier, Matteo Renzi, per il discorso della fiducia alle Camere.

Mattei Renzi Gesticola

Le 3 Caratteristiche di Renzi e del suo Governo

Per contestualizzare la scelta del Presidente del Consiglio è indispensabile partire da 3 presupposti:

  1. Matteo Renzi è giovane rispetto ai precedenti premier
  2. Il Governo Renzi si regge su una maggioranza parlamentare relativamente debole
  3. Le aspettative, volutamente alimentate da Renzi, sono altissime. Si ha quasi l’impressione che se l’Italia non cambia verso, adesso, è tutto finito. É finita la speranza, è finita la fiducia, è finito tutto. Così non è ovviamente, ma questo è un altro discorso…

Questi 3 presupposti (età, numeri in parlamento e aspettative), visti dai detrattori del nuovo premier, sono inesperienza, fragilità politica, e irrealismo (o irrealizzabilità) degli obiettivi. 

In estrema sintesi: da un lato, Renzi, è visto come il giovane leader del cambiamento; dall’altro come l’inesperto leader di un compromesso che non sarà in grado di gestire.

Sono allora chiari i 3 motivi per cui Matteo Renzi ha parlato a braccio:

  1. Perché leggere il “discorsino”, come fanno in genere tutti, avrebbe messo ulteriormente in evidenza la sua giovane età, la sua appartenenza alla casta e il suo adattarsi a schemi antichi. Scopo di Renzi – non a caso ha citato Gigliola Cinquetti – era quello di apparire come un adulto giovane.
  2. Perché leggere il “discorsino”, per quanto puoi essere bravo, trasmetterà a chi ti ascolta il tuo programma politico, ma non la tua visione di società. Vi è mai capitato di leggere un discorso in pubblico? Diciamo che serve molta esperienza e tanti corsi di public speaking per non fallire epicamente. E per quanto tu possa essere bravo sarà difficile trasmettere emozioni guardando un pezzo di carta anziché il tuo audience.
  3. Perché voleva comunicare, in maniera cristallina, che chi ha in mano le redini del Governo sa esattamente dove sta andando. Il comandante conosce la mappa talmente bene da non doverla nemmeno vedere. Per dimostrare ciò era necessario un segnale di forza e di rottura: parlare a braccio.

Insomma: nessun dubbio. Zero tentennamenti. Niente mediazioni. C’è una visione forte e quella visione sarà la ruota motrice del Governo che verrà. Ieri ed oggi Renzi ha detto ai suoi stakeholder (elettori, giornalisti, etc): “non sono un ragazzino; al timone ci sono io; ho in testa la mappa nautica e so esattamente dove stiamo andando. Non vi preoccupate, godetevi la crociera al timone ghe pensi mi.

Renzi voleva trasmettere forza. Voleva mostrarsi più grande di quel che è. E forse, a differenza che nell’incontro con Grillo, ci è riuscito.

Su dove arriverà il Governo Renzi, in assenza della sfera di cristallo, non intendo esprimermi. Su come si è arrivati ad un Governo Renzi e su come questo si muoverà in futuro potrebbe essere utile rileggere Il Principe* di Niccolò Machiavelli (pare che Renzi ne conosca interi stralci a memoria). Magari laddove si parla dei principati acquisiti con le armi altrui…

Buona Fortuna, Renzi**

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*Il titolo originale in lingua latina si tradurrebbe come “Sui principati”. Interessante il fatto che da noi, un trattato Sui Principati, sia stato tradotto come un trattato su Il Principe.

** Per Machiavelli la fortuna è come un fiume in piena: se il principe non costruisce gli argini, la fortuna, anziché fluire distrugge tutto ciò che trova. Gli argini di cui parla Machiavelli sono le virtù intese come competenze e capacità di previsione che servono al principe per relazionarsi con la fortuna. La virtù è l’insieme di competenze che servono al principe per relazionarsi con la fortuna, cioè gli eventi esterni. La virtù è quindi un insieme di energia e intelligenza, il principe deve essere intelligente ma anche efficace ed energico.

Virtù e fortuna si implicano a vicenda…ma questo non è un post su Machiavelli o sui Principati 🙂

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