Governare a carte scoperte

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Matteo Renzi si trova con le spalle al muro. Poco tempo e alleati poco affidabili. Renzi piace all’esterno, tanto quanto all’interno del sistema, di certi palazzi, non piace. Lo sa il sindaco di Firenze. Lo sanno i suoi alleati veri e presunti.

Le opposizioni ne riconoscono la leadership, ma è nel loro interesse che di successo non ne abbia troppo. Berlusconi, suo principale avversario, ha capito che per indebolire il segretario democratico sono più utili i complimenti che le critiche.

In teoria sembrano tutti ben disposti verso il nuovo Premier incaricato. In teoria, appunto. Perché se da un lato appoggiarlo pubblicamente è un modo per dire che non si hanno pregiudizi verso il “giovane” di Pontassieve, verso il “cambio di verso”; dall’altro, Renzi, verrà rallentato nella sua azione di governo da tutti quei partiti che vogliono vederlo procedere alla loro velocità: lentamente.

Enrico Letta, un vero fuoriclasse della mediazione politica in Italia, non è riuscito a gestire tutti gli stakeholder che dovevano dare il nulla osta sulle riforme. Non ci è riuscito per mancanza di tempo, non ci è riuscito perché era nell’interesse dei vari Alfano, Giannini & Co perdere tempo. Le uniche “riforme” strutturali di questa legislatura, ad oggi, le ha fatte la Corte Costituzionale: prima con la legge elettorale; poi con la Fini-Giovanardi.

Se le perdite di tempo sono l’arma dei presunti alleati di Governo, il vero nodo del futuro Governo Renzi, prima ancora che il cosa fare e con chi, riguarda il come farlo.

Il problema del Governo che verrà non sarà tanto nascere, ma restare a Palazzo Chigi rendendosi credibile. In tal senso la strada è obbligata: o il segretario democratico gioca la sua partita a carte scoperte, oppure gli avversari lo faranno apparire più vecchio di Benjamin Button a due anni.

La road map per le riforme presentata ieri al Quirinale (una ogni trenta giorni) va in questa direzione. Ma non basta dettare l’agenda: bisogna imporla. Non nei contenuti, ci mancherebbe altro, ma nei tempi. La trasparenza dovrà essere totale. Il timing puntuale. E gli avversari – se Renzi vuole avere davvero qualche speranza di cambiare il corso della storia –  dovranno essere costretti a giocare il suo gioco e a rispettare i suoi tempi.

I primi 100 metri di questo Governo saranno fondamentali: se Renzi riuscirà a distaccarsi subito dai concorrenti, gestire il vantaggio sugli avversari, e dettare il ritmo di marcia: il rischio di elezioni anticipate sarà minore. Se non ci riuscirà, se si farà imporre il ritmo dai suoi concorrenti (nel senso di gente che corre con lui), alle prossime elezioni dovremmo fare i conti con una rottamazione molto meno rassicurante di quella che ad oggi si prospetta all’orizzonte.

twitter @vitokappa

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