Ecco da dove sbucano fuori i venditori di ombrelli

Se non avete di meglio da fare con questo post potrete scoprire come fanno i venditori d’ombrelli ad essere sempre nel posto giusto al momento giusto; quanti di questi possono fermarvi in un percorso di 500 metri sulla via più centrale di Roma, via del Corso; e quali tecniche adoperano per persuadervi della vostra necessità di acquistare un ombrello.

Roma. Galleria Alberto Sordi, piazza Colonna. Dopo un’ora avrei avuto un appuntamento, così decido di usare il tempo che avevo a disposizione per dare un’occhiata a qualche negozio. E’ un po’ che non ho un minuto per fare shopping e quella mi era sembrata un’ottima occasione. Poco prima di recarmi in Galleria decido di lasciare l’ombrello ad un amico che ha un negozio lì nei paraggi. Alle 18:10 esco dal centro commerciale cittadino. Piove. Alle 18:30 devo essere in piazza Venezia. Sono in orario, nessun problema. Lo smartphone aveva accennato alla possibilità che piovesse, ma solo mezz’ora prima il cielo non mi era sembrato così minaccioso.

La pioggia è fina, ma abbondante. Non è di quelle che pizzicano, anzi. Esco dalla Galleria e iniziano le danze: Ombrello?No, grazie. La distanza che separa il luogo in cui mi trovavo da quello in cui dovevo andare è 500 metri. Così, un po’ per gioco e un po’ per curiosità, mi sono messo a contare quanti ambulanti mi avrebbero proposto un ombrello. Prima di dirvelo, se vi va, provate a dire la vostra.

I venditori di ombrelli rappresentano per me una sorta di segreto impenetrabile. Ogni santa volta che inizia a piovere, mi chiedo: ma da dove diavolo sbucano fuori? E ieri, questa domanda, avrebbe avuto più che mai senso.

Fatto sta che incamminandomi su via del Corso sono senza ombrello. E prima che lo recuperi dal negozio del mio amico devo camminare altri 200 metri. In quella vasca olimpionica, vestito in giacca e cravatta, sto al target degli ombrellai come il sangue agli squali. Mi fermano tutti. Senza tregua. Ombrello?, Vuoi ombrello?!? La vendita si decide in un batter di ciglia (parentesi: leggete Blink di Malcom Gladwell) e tutti ci provano con me. C’è chi lo fa con la parola; c’è chi usa solo il linguaggio del corpo, ti guarda dritto negli occhi e tende verso di te il braccio con gli ombrelli in mano. C’è anche quello che sorride. Quello più “aggressivo”. E c’è quello che non crede che riuscirà a venderti l’ombrello. Insomma: nella vendita di ombrelli la PNL (programmazione neuro linguistica) conta.

I venditori sono per lo più adulti. Sembrano per lo più originari del Bangladesh. Età media: 38 anni. La faccia è dolce la ferrea volontà di portare a termine l’affare sembra motivarli come nient’altro al mondo. Da un momento all’altro potrebbe smettere di piovere. Ora o mai più. Ogni secondo è prezioso. Nel mio piccolo mi dispiace dire no a tutti quei venditori, ma d’altronde non avevo proprio bisogno di un altro ombrello.

Una volta recuperato il mio continuo a contare i venditori. E alla fine scopro che in quel tragitto, in quei 500 metri – su un solo lato del marciapiede di via del Corso – c’erano 27 ombrellai pronti a soddisfare la mia potenziale domanda.

Avevo raggiunto piazza Venezia e mancavano 10 minuti all’appuntamento. Così, vuoi per curiosità, vuoi per spirito giornalistico, ho fermato uno di quei venditori per chiedergli: come fate ad essere sempre al posto giusto al momento giusto?  E lui: Do you speak english?  Riformulata la domanda, mi sorride e risponde: Leggiamo il meteo. Hai bisogno di un altro ombrello?

 

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Venditore ambulante di ombrelli

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